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Il comune di Pralormo appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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M.A.Te.R. - Museo dell'Acqua e delle Terre Rosse

Nome Descrizione
Indirizzo Via Umberto I 16
Telefono +390119481103
Tariffe Gratuito
Perchè è nato il M.A.Te.R.? Perchè le pavimentazioni interne ed esterne sono in mattone? Perchè a Pralromo la terra si... mangia? Perchè sembra di essere in Finlandia?

A Pralormo, più che in ogni altro luogo, l'acqua e la terra hanno un'importanza fondamentale: non sono solo fonte di sostentamento, ma hanno segnato fortemente la storia e il paesaggio, con i loro colori, i loro sapori e le loro forme caratteristiche!

M.A.Te.R. non è un museo tradizionale, ma un contenitore di idee, oggetti e linguaggi in grado di catturare l'attenzione e di sensibilizzare sia la popolazione che turisti verso i temi della valorizzazione territoriale e delle risorse naturali.
L'acqua e la terra sono beni preziosissimi e di valore incalcolabile, anche quando non sono destinate alla balneazione o alla produzione di grandi vini!

Scopri come e perchè...

L’acqua prende forma nelle Peschiere, diffuse in tutto il Pianalto ma maggiormente concentrate verso i comuni di Isolabella, Poirino, Pralormo. Questi bacini artificiali o semiartificiali, per lo più collocati nei pressi delle cascine e delle borgate, nascono dalla necessità di raccogliere la maggior quantità possibile d’acqua piovana e di scolo da destinare all’irrigazione e all’abbeveramento degli animali.
Pralormo, come quasi tutti i comuni del Pianalto, è caratterizzato dalla mancanza di torrenti e dall’isolamento dalle acque superficiali scendenti dalla catena alpina. Fortunatamente il carattere argilloso del terreno permette la creazione di questi invasi caratterizzati da un’ottima tenuta.
Per queste particolari caratteristiche è stato individuato il SIC – Sito d’Importanza Comunitaria “Peschiere e Laghi di Pralormo” (IT 1110051): è stato identificato per la presenza di specie vegetali acquatiche rare anche se non organizzate in popolamenti ben definiti e per la presenza di avifauna acquatica nidificante e di passo e di siti riproduttivi per numerosi anfibi.

Attualmente le Peschiere vengono utilizzate per l’irrigazione ma, ancor più che nel passato, per l’allevamento della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino (Tinca Tinca), funzione da cui deriva il nome Peschiera.
Il 21 febbraio 2008 la Commissione Europea ha dato il via libera all'iscrizione della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino nel Registro europeo delle Denominazioni d’Origine Protetta (DOP): ad oggi si tratta dell'unica DOP relativa a pesci d'acqua dolce oltre alla Carpa di Pohorelice, (Moravia del sud - Repubblica Ceca) e alla Carpa di Zator (Polonia).
La presenza della Tinca Gobba Dorata del Pianalto, come pesce allevato e di apprezzato valore alimentare ed economico, è comprovata da documenti risalenti al XIII secolo; addirittura tra le tante gabelle che affliggevano la popolazione rurale di Ceresole d'Alba, una imponeva la consegna di quantitativi variabili di tinche.

Di tutt'altra portata è invece il Lago della Spina. Le prime notizie riguardanti l’invaso si trovano nelle Lettere Patenti emanate il 28 agosto del 1827 da Sua Maestà Carlo Felice, con le quali veniva dichiarata la pubblica utilità dell’opera, mentre risale al 1835 il il Regolamento per “il buon governo delle acque del serbatoio”, emanato da Carlo Alberto di Savoia.
L’invaso fu costruito per volere del Conte Carlo Beraudo di Pralormo Segretario di Stato per gli affari dell’interno e del Marchese Carlo Emanuele Ferrero Della Marmora, Colonnello di cavalleria e Maggiore Comandante delle Guardie del Corpo Reale; il progetto per la costruzione della diga, andato perso negli anni, venne redatto dell’ingegner Barabino.

Ed infine le terre cotte, altro tesoro del Pianalto. Si trovano cenni storici sulla presenza di fornaci “domestiche” anche in un atto di vendita del 1342 fra i consignori di Pralormo, in cui fra i vari beni e possedimenti viene citata una fornace, con la relativa argilla e gli edifici necessari per la cottura dei mattoni. Questa fornace deve essere stata molto importante e soprattutto devono esservi stati cotti mattoni per così tanto tempo da lasciare traccia nella toponomastica; infatti in località Carpeneto (probabile luogo di ubicazione della fornace) ancor oggi si trova una zona denominata “fornasa”.
Lo stesso castello aveva all’interno una fornace di cui rimane traccia in una controversia tra i consignori. Oggetto della lite l’eccessiva vicinanza della medesima ad un pagliaio, con il conseguente pericolo di incendi. Sovente piccole fornaci “domestiche” venivano costruite direttamente sui siti dove si volevano erigere case o altri edifici.