vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Pralormo appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Collegamenti ai social networks

Seguici su

Lago della Spina

Nome Descrizione
Indirizzo Località La Spina - 1 km a sud dal centro in direzione Alba
Telefono 011.9481103 (c/o Comune)
Informazioni Il Lago della Spina è un bacino dalla forma allungata che, nella porzione a monte, si divide in due bracci, uno volgente a sud, l’altro verso nord. Le dimensioni massime raggiungono circa 1 km di lunghezza, e 200 m di larghezza nel punto più ampio. Il fondo dell’invaso si trova ad una quota inferiore ai 281 m s.l.m., mentre la quota di coronamento raggiunge i 295,20 m s.l.m.
Alcuni dati tecnici:
Bacino sotteso: rio Torto - superficie 1,66 km2
Tipo di sbarramento: materiale sciolto - con struttura in terra omogenea direttamente fondata sul terreno argilloso del fondo valle 2
Altezza della diga: 20,2 m circa
Quota del coronamento: 295,20 m s.l.m.
Quota p.c. lato valle: 275,00 m s.l.m.
Larghezza del coronamento: 6 m circa
Lunghezza del coronamento: 190 m circa
Scarpa paramento lato acqua: (29,0 : 9,33) = 3,1:1 (media)
Scarpa paramento di valle: (28,7 : 15,29) = 1,9:1 (media)
Quota d’invaso autorizzata (ante 1994): 292,00 m s.l.m.
Volume invasato a quota 292,00 m s.l.m.: 1.078.000 m3
Servizi Sul lato sud dell’invaso si trova lo sbocco della prima galleria di derivazione delle acque del Rio Riserasco. La galleria si presenta costruita in mattoni per uno sviluppo complessivo di circa 300 metri: larga circa 1 metro ed alta 2, ha il fondo di scorrimento completamente ricoperto di mattoni per evitare il dilavamento delle sabbie e 4 “camini” che consentivano lo sfiato della condotta in caso di piena.
Risalendo l’alveo del rio Riserasco, dopo un percorso di circa 600 metri, si incontra una seconda galleria datata anno 1901 (galleria di Montà), costruita in mattoni ed in parte rivestita in calcestruzzo; a sua volta questa seconda galleria (lunga 600 metri) raccoglie le acque drenate da un canale di gronda capace di raccogliere gli scoli dei soprastanti versanti a partire dalla località S. Vito di Montà d’Alba (CN). Questa seconda galleria ha una sezione tondeggiante di circa 2,5 metri di diametro e presenta 2 soli camini di sfiato.
Le citate opere di adduzione delle acque consentirono di realizzare un sistema di irrigazione che tramite un galleggiante raccoglieva solo l’acqua più superficiale “più fertile e tiepida”, evitando di tagliare la diga tutte le volte che fosse necessario irrigare.
Dopo l’alluvione del 1994 e i danneggiamenti alla diga in terra battuta, il livello del bacino viene mantenuto basso per ragioni di sicurezza. I lavori per la realizzazione degli organi di scarico ai sensi delle attuali normative si sono conclusi nel 2013, mentre a breve si completeranno gli interventi per consentire la massima capacità di invaso, riportando così il bacino agli “antichi splendori”.
Le prime notizie riguardanti l’invaso del Lago della Spina si trovano nelle Lettere Patenti emanate il 28 agosto del 1827 da Sua Maestà Carlo Felice, con le quali veniva dichiarata la pubblica utilità dell’opera, mentre risale al 1835 il il Regolamento per il buon governo delle acque del serbatoio, emanato da Carlo Alberto di Savoia.
L’invaso fu costruito per volere del Conte Carlo Beraudo di Pralormo Segretario di Stato per gli affari dell’interno e del Marchese Carlo Emanuele Ferrero Della Marmora, Colonnello di cavalleria e Maggiore Comandante delle Guardie del Corpo Reale; il progetto per la costruzione della diga, andato perso negli anni, venne redatto dell’ingegner Barabino.
Lo scopo iniziale della diga, che sbarra ancora oggi la piccola valle del rio Torto nel territorio del comune di Pralormo, era quello di raccogliere le acque piovane per destinarle all’irrigazione. Anticamente erano previste un numero minimo di tre “bagnature” dei fondi concessionari delle acque del lago, i quali ammontavano nel totale a circa 300 ettari di coltivazioni.
Nel 1929 l’ing. Giovanni Bellincioni dell’Associazione delle Acque Pubbliche d’Italia definisce la diga della Spina: “Una grande diga in terra che sfida il tempo”; non solo, ma nel suo resoconto afferma che la diga “…ha oggi una eccezionale importanza, non tanto per la sua esistenza quasi secolare, …quanto perché essa ha dimensioni e struttura in pieno disaccordo con quanto prescrive il Regolamento dighe. Manca di un vero e proprio scarico di fondo e di uno scarico di superficie e ha l’opera di presa (torre e condotta) rilevata nel corpo della diga, cosa vietata in modo assoluto dalle buone norme della tecnica e dal regolamento governativo”.
Dalla banca dati della Direzione Generale per le Infrastrutture Idriche ed Elettriche (Ministero Infrastrutture e Trasporti) risulta che la diga de La Spina, siglata con il numero di archivio 14A, è la più antica tra le "grandi dighe" italiane (ossia quelle che sono più alte di 15 m o che invasano più di un milione di metri cubi). Infatti i relativi lavori di costruzione sono stati ultimati nel 1830 mentre le sorelle più giovani “Bunnari Basso” (SS) e “Lago Lavezze” (GE) sono state ultimate rispettivamente nel 1879 e nel 1883.

Link